1907

Fondazione del F.C. Como, decisa da un comitato di soci con sede presso il bar Taroni, di via 5 Giornate.

Il calcio italiano

1908-11

Attività a carattere locale con incontri con le formazioni dei dintorni, in massima parte l'attività era basata su incontri con formazioni della vicina Svizzera.

1911-12

Si fonde con il Club studentesco "Minerva" mantenendo la denominazione di F.C. Como.

 

1912-13

Il Como, iniziò ufficialmente la sua attività calcistica nell'annata 1912-1913, partecipando al Campionato di Promozione, una serie B regionale di allora. Il primo incontro venne giocato il 17 novembre 1912 sul campo di via dei Mille e vide la vittoria del Como per 5-0.

Nella classifica finale di questo campionato si nota la differenza nel totale delle partite di ciascuna squadra. Bisogna considerare che l'organizzazione calcistica era agli albori e che alcune Società, per il protrarsi del torneo e per le difficoltà logistiche, rinunceranno a completare gli impegni. La Federazione intervenne l'anno seguente richiamando i Clubs a mantenere fede agli impegni di calendario, pena l'esclusione dal Campionato.

1913-14

Il "Como F.C." indice un'assemblea generale il 18 giugno 1914 durante la quale viene ribadita la volontà di continuare l'attività e garantisce una seria ed oculata amministrazione.
Ecco il testo del documento:
Un voto del F.C. Como
L'assemblea annuale e generale del "Como F.C." è riuscita animatissima per il numeroso intervento dei soci tutti attivi e contribuenti.
Ecco la formazione del nuovo consiglio come risultò formata:
Presidente:
Verga dottor Carlo
Vice-presidente:
Del Col rag. Giovanni
Consiglieri:
Albonico Romeo, Gorli rag. Umberto, Polinesio Riccardo, Ruggeri Ageo, Setti rag. Alvaro, Torlaschi dottor Nino, Violini Cesare.
Consiglio di giuoco:
Direttore:
Bazzi rag. Mario
Consiglieri:
Carrer Gustavo, Martelli Claudio, Parravicini Guelfo.
Infine con votazione unanime si approvò il seguente ordine del giorno:

"Il Como F.C. riunito in Assemblea Generale, considerato la necessità di una più intensa propaganda sulla Provincia Comasca, propaganda che solo si può ottenere diffondendo nel pubblico e insegnando alla gioventù, il giuoco in tutte le sue migliori particolarità, fa voti perchè la Federazione applichi, per i prossimi campionati, il Regolamento nella sua integrità, tenendo la Lombardia divisa dalle altre regioni, e permetta all'italianissima squadra di questa piccola ma entusiasta città lombarda, la partecipazione ai massimi campionati, in considerazione non solo delle benemerenze acquistate e dei sacrifici incontrati dalla Società Comasca per la diffusione di questo sport, ma anche dell'opportunità di estensere il campionato a tutta la regione".

Pertanto il Como partecipa al Campionato di Prima Catagoria, incluso nel girone Lombardo-Piemontese, in cui vengono inseriti anche il F.C. Juventus di Torino e il Novara F.C., ecco l'elenco delle squadre partecipanti:
Juventus, Novara, Milan, Internazionale, U.S. Milanese, Racing Libertas Milano, Nazionale Lombardia di Milano, Ass. Milanese Calcio, Juventus Italia di Milano, F.C. Como di Como

NOTA:Più grossa sconfitta in trasferta: 0-9 con la Juventus.

1914-15

Il primo conflitto mondiale bussa ormai alle porte e l'interesse per lo sport cala. Nell'Italia settentrionale, non è però così. Il Como viene incluso nel gruppo 5° dell'Italia di Prima Categoria, unitamente a Brescia, U.S. Milanese, Internazionale, Modena e Cremonese. La squadra lariana si classifica al secondo posto, dietro all'Inter e conquista il diritto di battersi per le semifinali.

1919-20

Passata la buffera bellica con il suo carico di vittime, pian piano riprende anche l'attività sportiva. Il Como è la prima squadra a dare il benvenuto alla fornazione del Grion istriano in un'amichevole che viene giocata il 29 novembre 1919. Il Como viene incluso in un girone lombardo di Prima Catagoria che vede al via anche Saronno, Legnano, Varese e le milanesi: U.S. Milanese e Nazionale Lombardia. Il Campionato comincia il 12 ottobre con la trasferta a Legnano.

1920-21

Dopo la precedente stagione di assestamento, la F.C. Como nella stagione che va ad iniziare, organizza sul campo di via dei Mille, la Coppa Gorio, in memoria del suo "ex" capitano, deceduto in guerra. La manifestazione si svolge nelle giornate del 5 e 12 settembre 1920. Alla competizione partecipano anche il Legnano, in auge in quel periodo, l'Atalanta Bergamasca e la Juventus Italia del periferico quartiere della Bovisa di Milano, chiamati allora i "tricolori" per le loro caratteristiche maglie. I primi due confronti vedono di fronte: Juventus Italia-Como e Legnano-Atalanta. I milanesi vincono col classico 2-0; mentre i "lilla" della città del Carroncio s'impongono di misura ai bergamaschi (2-1). La Coppa Gorio si disputa quindi tra il Legnano e la Juventus Italia di Milano. Vincono facilmente per 4-0 i legnanesi, mentre la finale di consolazione fra Atalanta e Como è vinta di stretta misura (2-1) dai bergamaschi.
IL VIA AL CAMPIONATO IL 20 OTTOBRE
Fra le 24 iscritte al Campionato di Prima Categoria, il Como è incluso nel raggruppamento con Chiasso, Legnano e Stelvio. Inutile dire che il superfavorito Legnano la spunta.

1921-22

E' l'annata positiva per il calcio comasco. L'Esperia, fondata nel 1919 vincendo i campionati inferiori, si è portata alla pari del Como e milita anch'essa in Prima Categoria; parteciperà alle semifinali e si guadagnerà l'accesso alla Serie superiore, soprattutto in virtù della vittoria del primo derby comasco. Il Como è incluso nel Gruppo A di Prima Categoria assieme a Chiasso, Varese e Saronno.

1922-23

Con l'Esperia in Prima Divisione (serie A odierna) e il Como in Seconda Divisione, il calcio comasco ha di che divertirsi: mancheranno i derby, tuttavia le sconfitte degli uni saranno gioie per gli altri e viceversa, come è sempre avvenuto nelle grandi città con più di una formazione. Il cammino dell'Esperia nella massima serie si spegnerà rapidamente come una meteora, mentre il Como, si piazzerà a metà classifica nel girone C di Seconda Divisione, composto da altre sette squadre: Piacenza, Atalanta, Monza, Chiasso, Fanfulla, G.S. Miani di Milano e i soliti rivali della Juventus Italia della Bovisa milanese.

1923-24

Ritorna in Seconda Divisione l'Esperia, dopo la fugace parentesi nella massima serie, tornano a Como i derby che avevano infiammato la città nell'annata 1921-1922. Stavolta però prevarranno gli azzurri in entrambe le occasioni. La F.C. Chiasso si costruirà un campo in via Comacini nella città di confine e così giocherà con le squadre elvetiche. Il campionato vede entrambe le squadre cittadine incluse nel girone C di Seconda Categoria con Pavia, Atalanta Bergamasca, Juventus Italia di Milano, U.S. Milanese, Monza e Saronno. Il campionato prende via il 20 ottobre e terminerà a febbraio.

1924-25

E' un'annata brillante per il F.C. Como che sfiora la promozione in Prima Divisione, proprio sul campo amico quando perde per 3-2 contro l'Udinese. L'occasione è propizia per i soliti "tifosi" che danno la colpa di quella sconfitta all'arbitro -Rinaldo Barlassina- che diventerà il numero uno dei fischietti italiani e darà vita nel 1932 all' "Agendina del Calcio", ava dell'attuale Almanacco Illustrato del Calcio, fonte di consultazione per tutti gli amanti delle cifre calcistiche. Si inaugurano in quell'anno i derby con i comprovinciali della Canottieri Lecco, oggi Calcio Lecco, mentre la città vivrà i suoi ultimi due derby con l'Esperia che alla fine retrocederà in Terza Divisione, per poi scomparire dalla scena calcistica provinciale. Nel girone B di Seconda Divisione, oltre al Como, all'Esperia e alla Canottieri Lecco sono incluse U.S. Milanese, Trevigliese, Pro Patria, Biellese, Monza, Atalanta Bergamasca e la "solita" Juventus Italia di Milano. Il Campionato inizia il 9 novembre.

1925-26

Il Como retrocessa l'Esperia in Terza Divisione, resta in Seconda Divisione incluso nel girone A con la solita Juventus Italia di Milano, i Vercellesi Erranti, la seconda squadra di Vercelli, allora la "Pro Vercelli" militava con onore in Prima Divisione, Fanfulla di Lodi, U.S. Milanese di Milano, Atalanta, Pro Patria di Busto Arstizio, il Derthona di Tortona, la Canottieri di Lecco ed il Monza. Per la prima volta, il Como ha ingaggiato un giocatore straniero, si tratta del centravanti ungherese Gulias, che proveniente dall'Ujpest di Budapest, si fermerà una sola stagione a Como per emigrare poi a Mantova, prima di rientrare definitivamente in patria. Sarà un campionato all'insegna dell'aurea mediocrità che metterà in evidenza un Como forte soprattutto in casa.

1926-27

E' l'anno della fusione fra le due società cittadine, come deciso dall'assemblea dei soci ed anche dal volere delle autorità politiche di allora. La nuova denominazione della Società sarà Associazione Calcio Comense. Cambieranno anche i colori delle maglie: alle tradizionali casacche bianco-azzurre dell'A.C. Como ed a quelle bianco-stellate dell'Esperia subentreranno i colori rossi che saranno in auge per un decennio. Alcuni giocatori dell'Esperia confluiranno nella Comense ed altri emigreranno per altri lidi. Partirà l'ungherese Gulias per Mantova ed al suo posto giungerà Hamacek, pure magiaro. Non avrà le capacità realizzative del suo predecessore (15 reti all'attivo, con un paio di rigori falliti, costituiscono pur sempre, un aprezzabile bottino). Ricordano gli anziani che militarono allora nel Como che di Hemacek era proverbiale la... fame arretrata che neppure le grosse bistecche somministrategli riuscirono a colmare. Rare furono anche le sue apparizioni in prima squadra. Sarà un'annata dura per la Comense che si piazzerà al penultimo posto, evitando però la retrocessione in Seconda Divisione. Più che altro si tratterà di un'annata di assestamento.
L'A.C. Comense è inclusa nel girone B di Prima Divisione unitamente a Triestina, Udine, Treviso, Venezia, Fiumana, Atalanta, Mantova, Pro Patria e Monfalcone. Nel duello fra veneti, giuliani e lombardi la spunteranno nettamente i lombardi.

1927-28

E' un'annata di gioia per la Comense che finalmente ha il suo nuovo stadio: è il vetusto e glorioso "Sinigaglia" che verrà inaugurato con la disputa della Coppa "Alessandro Volta". Siamo nell'anno del centenario dell'inventore della pila e la sua città intende onorarlo, riuscendovi nel migliore dei modi. I dirigenti si danno molto da fare e viene quindi assegnata a Como l'organizzazione dell'incontro internazionale Vienna-Lombardia che si gioca il 4 settembre. In entrambe le formazioni si giocano nomi ricchi di fascino e richiamo. La spunta la formazione austriaca allenata dal mago Ugo Meisl per 3-1. Per il confronto viene designato un arbitro di eccezione nella persona dell'avv. Giovanni Mauro.
Ecco il tabellino del confronto:

VIENNA-LOMBARDIA 3-0
Marcatori: Molzer, Juranitscht, Molzer
Vienna: Lazar, Heidingsfeld, Cihak, Bernhaurer, Hummenberger, Briza, Pet, Juranitscht, Jizna, Molzer, Langer.
Lombardia: Degani, Farina, Schenoni, Pietroboni, Franzini, Papa, Rivolta, Conti, Santagostino, Agostinelli, Tansini.

Nella rappresentativa lombarda giocano i comaschi Farina, Franzini ed Agostinelli. Nella ripresa al posto di Schenoni è arretrato Rivolta, sostituito da Torriani, Papa è passato laterale, sostituito da De Franceschini. L'11 settembre viene invece disputata la prestigiosa "Coppa Volta" con la partecipazione oltre che dell'Associazione Calcio Comense, di Internazionale, Genoa e U.S. Milanese.

COPPA TURATI
Il Direttorio Lombardo della Federazione Calcio durante il periodo pre-olimpico, aveva indetto un torneo riservato alle formazioni delle province lombarde, per l'assegnazione della Coppa Turati.
Nel primo turno la Comense veniva opposta alla provincia di Varese. La partita venne sospesa sull'1-1 per intemperanze del pubblico. Rigiocata poi e Lecco, la gara registrò per 4-3 il successo dei comacini. Nel secondo turno il Comense ebbe la meglio sul Pavia per 2-1. La finale quindi vedeva di fronte Brescia e Como; Il primo confronto giocato a Milano si concluse sul 3-3 dopo 120 minuti di gioco, la partita venne poi rigiocata sul campo dell'Inter e vide il successo della squadra comasca con reti di Preziati ed Agostinelli.

1928-29

Un'annata felice per l'A.C. Comense. Viene inaugurata la politica dei giovani locali; si gettano le basi per quella squadra che nel giro di un paio d'anni, si conquisterà imbattuta in 32 partite il diritto di giocare in serie B, a girone unico. Il secondo posto dietro il Parma, premierà una squadra garibaldina che su tutti i campi saprà farsi ammirare per il suo gioco privo di fronzoli, ma assai pratico.
Con l'A.C. Cremonese nel girone B di Prima Divisione, sono incluse: Derthona di Tortona, Monza, Seregno, Fanfulla, Crema, Varese, Valenzana, Piacenza, Gallaratese, Lecco, Parma, Saronno e Codogno.
A tre giornate dalla conclusione la squadra di Guido Ara (allenatore del Comense) è ancora in testa alla classifica, ma un'improvviso cedimento psicologico le farà perdere il primato a favore del Parma, squadra più dotata in fatto di nervi, anche perchè nelle sue file vi erano atleti che già avevano militato in Divisione Nazionale, così si chiamava la "A" di allora.
Tuttavia si verifica la definitiva consacrazione dei giovani locali quali Donadeo, Moretti e comincia a fare la sua saltuaria apparizione, il centravanti Romano, che per anni sarà il portabandiera della squadra.

1929-30

Partito l'allenatore Guido Ara arriverà come sostituto l'ungherese Weiser, che però non troverà l'ambiente adatto e sarà sostituito dal comasco Airodi. La squadra si batterà bene e solo sul filo di lana cederà, anche per una decisione a tavolino, al Derthona, il diritto agli spareggi per il passaggio alla "B". Arriva da Cremona, scambio con Franzini ed Agostinelli, il centravanti Prosperi. Segnerà otto reti, ma finiranno col giocare i comaschi Della Torre e Monti. Da Milano giungerà Paride che con Preziati costituirà una coppia di ali invidiata assai alla squadra comasca.
Altro prezioso arrivo quello del medio-centro Biffi, pure da Milano, che poi troverà la sua consacrazione nelle file rosso-nere del Milan.

1930-31

E' un'annata d'oro per l'Associazione Calcio Comense. L'arrivo dell'allenatore ungherese Lukas coincide con il passaggio tra i professionisti con una marcia veramente trionfale. La squadra conclude imbattuta il girone eliminatorio e quello delle finali segnando 90 reti in 32 incontri ed incassandone solamente 24. Un vero record che resta nell'albo d'oro della società. La forza di questa squadra è data dall'armonia che regna fra i giocatori e dal fatto che buona parte di essi sono comaschi autentici e quindi sentono l'amore a l'attaccamento alla bandiera. Inutile dire che Como sportiva è orgogliosa della sua squadra che poi militerà per quattro anni tra i "cadetti" del calcio nazionale. La Federazione riconoscerà i meriti della società assegnandone l'incontro internazionale Italia B-Lussemburgo che si disputerà al "Sinigaglia" il 10 aprile 1932 e si concluderà con un punteggio stratosferico a favore degli azzurri-bis per 12-0.

1931-32

L'Esordio tra i cadetti dell'A.C. Comense è più che positivo. La squadra si batte bene: il suo gioco viene ammirato soprattutto per le prodezze dei vari giovani lanciati: Romano vincerà in due occasioni la classifica dei cannonieri. Partito Biffi per Milano; sono arrivati il centromediano Comelli. la riserva dell'Ambrosiana Buttarelli, da Lecco è ritornato alla base il portiere Guarisco, dalla Gloria, squadra vivaio di Milano, vengono prelevati Zoppi e Riboldi. Insomma Lukas ha fatto un buon lavoro e i risultati gli danno ragione.

1932-33

Ritorno in patria dell'allenatore Lukas ed al suo posto arriva il "nazionale" Adolfo Baloncieri, che nel periodo critico del campionato quando i ranghi, per infortuni o squalifiche, sono all'osso, non disdegnerà di scendere per tre circostanze in campo a dare una mano ai suoi ragazzi. La Comense migliora la sua precedente posizione conquistando un brillante sesto posto.

1933-34

Il terzo anno di permanenza in Serie B, suddivisa per ragioni logistiche e finanziarie in due gironi, è veramente ottimo: la squadra lotta fino all'ultimo col Bari per l'acquisizione della possibilità di disputare il gironcino per l'ammissione in Serie A. Si fa rispettare in casa, dove è piegata solo dal Modena al termine di una partita dominata lungamente e persa per la solidità difensiva avversaria e concede due pareggi a Pistoiese ed Atalanta. In trasferta vince a Verona, Vicenza e Ferrara e pareggia a Pola (Grion) e Cremona. Sempre più in vista il centravanti Romano (3 reti contro Verona e Grion), emigrerà poi a Novara. Anche in quest'annata sarà lui il cannoniere principe della Comense con 13 reti, nel precedente campionato ne aveva segnate 29 e vincendo la classifica dei "bomber", con lui la Comense comincerà la politica di valorizzare i giovani che proseguirà fino ad oggi.

1934-35

E' un'anno nero per l'Associazione Calcio Comense. La partenza dell'allenatore Baloncieri, alla volta di Milano, dove allenerà il Milan, porta a Como, in qualità di allenatore il popolare Ceverini III, il quale non disdegnerà di scendere anche in campo e di segnare. Il materiale umano a disposizione, nonostante la perdita di Romano, è ottimo, mancherà però l'armonia e il finale sei sconfitte consecutive è la fotografia adatta di ciò. Da qui comincerà il periodo più nero della storia comasca, poichè la caduta in verticale proseguirà anche nell'annata seguente e finirà in Prima Divisione.

1935-36

E' un'annata disastrosa per l'A.C. Comense: 8 punti racimolati in 30 partite costituiscono un bottino davvero misterioso: un solo pareggio in 15 trasferte, due vittorie con Cusiana e Gallaratese allo stadio "Sinigaglia" e i tre pareggi con Fanfulla, Monza e Crema rendono l'idea delle difficoltà in cui si dibatte la squadra.
Non si è partecipato alla Coppa Italia per mancanza di tempo onde allestire una squadra decente. Il campionato è iniziato in ritardo rispetto al calendario. Un'annata insomma da ricordare solo per l'impegno profuso dai dirigenti per tenere viva la fiammella del calcio a Como. Ci sono riusciti, pur tra mille difficoltà ed il cammino ricomincerà dalla Prima Divisione, campionato a carattere provinciale tra Milano e Como. Ma solo chi è caduto può rialzarsi e da questi anni bui inizia la riscossa che vede oggi garrire il pennone azzurro sulle vette della Serie A.

1936-37

Essere riusciti a mantenere il calcio agonistico in vita a Como, è merito di pochi animosi, che incuranti delle critiche e dei risultati negativi, hanno allestito una squadra di giovanissimi cui ha fatto da "chioccia" Cesare Butti, mediano delle annate ruggenti che anche nell'avversa sorte, ha voluto essere sulla breccia per far si che il calcio non scomparisse del tutto a Como. La società dopo un'assemblea dei soci è tornata all'antica denominazione di Calcio Como, lasciando il nome di A.C. Comense ai ricordi. Anche la maglia ufficiale della società è stata cambiata: si è tornati all'azzurro.
I confronti con Monza, Lecco, Lissone, Breda, Falck sono sostenuti contro le riserve delle suddette formazioni, che militano in Serie C.

1937-38

Si conclude in questa stagione il "purgatorio" del Como, nell'anonimato della Prima Divisione. Come tutte le cose fortemente volute, la conquista del "posto al sole" è stata sudata ed incerta fino all'ultimo. Le sconfitte subite ad Erba e col Seregno nel girone eliminatorio e quelle di Brescia col Casalini e di Bareggio, hanno tenuto fino all'ultimo col fiato sospeso, dirigenti, giocatori e tifosi. Solo all'ultima giornata infatti si è avuta la certezza di poter partecipare al girone finale a quattro con tre promovende (Casalini, Como e Bareggio). Hanno contribuito alla rinascita alcuni giovani provenienti dall'Ardita; mentre si è messo vieppiù in luce il centravanti Guarnieri, prelevato dalla squadretta milanese del Gloria, diventato punto di forza quasi insostituibile. Emigrerà poi all'Ambrosiana Inter e con 22 presenze contribuirà alla conquista del quarto scudetto dei milanesi dell'annata 1939-40. Le fusioni di allenatore nella stagione sono state svolte da Cesarino Butti, il popolare "Butina" che ha anche calzato in numerose occasioni le scarpe bullonate.

1938-39

Il ritorno in Serie C Nazionale, dopo tre anni di assenza, è stato senza dubbio positivo. Il pubblico ha cominciato di nuovo ad affluire sugli spalti del "Sinigaglia" e ad applaudire la squadra, pur tenendo conto che ha dovuto poggiare prevalentemente su giocatori esperti.
All'inizio si è pagato lo scotto del "noviziato" e solo alla decima giornata sul capolista Brescia è arrivata la prima vittoria seguita poi dal brillante girone di ritorno che ha permesso alla squadra di chiudere al decimo posto. Allenatore e all'occorrenza giocatore Antonio Cetti che nelle frasi più delicate ha messo a disposizione la sua esperienza di quarantenne (era nato infatti il 01-02-1900 nella nostra città).
Altro giocatore messosi in luce, il camasco Armando Varini, che con la sua irruenza sapeva trascinare i compagni. Chiuso all'esordio invece in Coppa Italia, con la sconfitta di Seregno.

1939-40

Continua il lancio dei giovani comaschi: è la volta ora di Moresi e Panzieri provenienti dal Borgo Vico, e di Gaffuri. E' un'annata senza infamia e senza lode: resta il rammarico di essre finiti dietro ai cugini di Lecco e Cantù, ma di averli battuti nel confronto diretto a "Sinigaglia". Il periodo bellico non è ancora iniziato, ma cominciano a serpeggiare i primi sintomi, anche perchè l'Europa è già coinvolta nel secondo conflitto mondiale.
Nota positiva:le reti segnate superano quelle incassate.

1940-41

Il cocktail di gioventù ed esperienza continua per la società comasca, altri comaschi puro sangue: Quadri, Taroni conoscono le gioie e gli onori della prima squadra dopo il noviziato tra le riserve. L'allenatore Cetti calza ancora una volta le scarpe bullonate e il Como ne trae giovamento: spiccano le vittorie estere di Cantù, Meda, Legnano, Seregno, Lecco, Carate Brianza bilanciate da inopinate sconfitte casalinghe contro le "forti" del girone: Biellese, Varese, Pro Patria. Finisce al secondo turno il cammino in Coppa Italia.

1941-42

E' stato il "solito" campionato per il Como di Serie C. Belle prodezze, alcune anche squillanti: la vittoria per 9-2 a Meda, l'exploit finale a Carate Brianza ed inopinate battute d'arresto, come quella inattesa di Cantù. Tuttavia l'allenatore Cetti ha dovuto cambiare sovente formazione perchè i giovani e meno giovani erano alle prese con il servizio militare. Marco Romano, il centravanti della prima conquista in Serie B, è tornato ad indossare, sia pure per poche partite, la maglia comasca dopo una lunga permanenza a Novara.
Varese e Vigevano arrivate entrambe a quota 51, hanno condotto un'appassionante lotta fino all'ultima giornata, risolta a favore del primo, allenato da Janni, grazie al miglior quoziente reti. Insomma, nonostante la guerra, è stata un'annata ricca di gioco e reti, che sono in parte servite a far dimenticare gli orrori del cannone che per ora tuona solo sulle rive dell'Africa.
L'unico sempre presente, fra i comaschi, è stato il portiere Grilletti, che ha preso nel cuore dei tifosi il posto del pavese Bondioli, richiamato alle armi.
Allenatore e all'occorrenza factotum della squadra Antonio Cetti, vessillo del calcio comasco. Spicca il 18-0 della Gallaratese alla Caratese, con 9 reti del centravanti Subinaghi, ripetutosi poi con 7 reti al Meda e vincitore della classifica cannonieri con 47 reti in 28 gare.

Il Como quest'anno non ha partecipato alla Coppa Italia.

1942-43

E' un campionato vissuto all'insegna del duello fra i cugini di Como e Lecco, la spuntano i nerazzurri manzoniani che resteranno imbattuti nelle 24 gare del campionato, ma che non riusciranno ad approdare alla Serie B, negli spareggi con Lecce, Verona, Gorizia, Carrarese, Parma. Tuttavia i blucelesti saranno ammessi al campionato cadetto al termine del periodo bellico ma torneranno in C, nella stagione seguente. Per il Como, resta da segnalare la più grossa vittoria estera di tutta la sua storia ottenuta a Giussano sulla Vis Nova per 14-0. Le due sconfitte incassate dalle squadre aziendali di Sesto San Giovanni nel girone di andata hanno praticamente escluso i comaschi dagli spareggi per la "B". I giornali dell'epoca scrivono: "Il Como ha ultimato in bellezza il suo torneo. Col Vis Nova i lariani hanno dimostrato d'essere una squadra della primavera, ossia amante del terreno soffice. Se fosse durato di più il campionato e se giocatori tipo Fovana avessero reso come rendono ora, l'entrata in finale del Lecco sarebbe stata senza dubbio meno agevole". I due confronti "fratricidi" si sono risolti entrambi sullo 0-0, ma i comaschi hanno recriminato a lungo sulla malasorte per i legni colpiti in entrambi i confronti dal "biondo" Guido Fovana, ala sinistra dal piede proibito.

1943-44

Il periodo bellico fa sentire i suoi effetti: ed il calcio si salva come può. Vengono allestiti tornei per riempire le domeniche degli italiani alle prese con problemi ben più seri. L'intento in parte è raggiunto, però i risultati tecnici sono discutibili, date le avversità e i disagi che si devono affrontare nelle trasferte. Il Como vince alla grande il girone eliminatorio con 14 vittorie e 2 pareggi. Poi cala nella fase terminale non portata a termine. Nota positiva per i comaschi: l'esordio del giovane centravanti Giorgio Aebi, figlio dell'attaccante dell' Inter Ermanno, entrato poi nel Consiglio direttivo della società. Emigrerà a Genova nelle file rosso-blu, ma con scarsa fortuna, per la sua predisposizione più per il tennis che per il pallone...

1944-45

Si trattò di un torneo anomalo: tuttavia ebbe il pregio di far fiorire un folto tifo attorno alla squadra comasca, che per la requisizione del "Sinigaglia" da parte dei fascisti e tedeschi, dovette emigrare a Solzago, non senza aver peregrinato e giocato un confronto amichevole col Varese finito sull'1-1 al "Nidrino" di Brunate, non ritenuto regolamentare delle autorità calcistiche ed anche dagli avversari. Fu l'anno della definitiva consacrazione di Giorgio Aebi, Guido Quadri e di "Tremezzina" Pesenti.

1945-46

Si è trattato del primo campionato del dopoguerra per la Serie cadetta. Le squadre dell'Alta Italia sono state ragruppate in tre gironi di dodici squadre, ciascuna di cui, le prime due hanno hanno disputato uno spareggio a sei squadre con girone all'italiana che ha visto alla fine la promozione dell'Alessandria, piazzatosi al primo posto davanti a Pro Patria, Vigevano, Reggiana, Cremonese e Padova. Nella stagione seguente si è tornati alla B normale, suddivisa in tre gironi di venti squadre: Nord, Centro e Sud ed Isole. Il bilancio del Como nella prima stagione postbellica, è stato piuttosto deludente: nonstante i grossi nomi provenienti da Torino, tra cui Ferrini, Cozzi, Canalli, Macchi, l'ex-laziale Ramella, la squadra ha risentito del passaggio dal tradizionale metodo al sistema. Note positive: la definitiva valorizzazione de Guido Quadri e di Renato Cottaneo passati il primo al Padova e il secondo alla Cremonese. L'incidente di Aebi ha impedito al giocatore di dare la sua spinta offensiva all'attacco. Riccardo Carapellese, dopo la stagione, all'insegna di "genio" e "sregolatezza" è passato al Milan ed in seguito diventerà capitano delle Nazionale.

1946-47

La maratona dell'annata 1946-47 è servita da rodaggio per il Como che si è piazzato a metà classifica. E' stato un campionato che ha visto il ritorno alla base di Aristide Noseda, cittadino di San Rocco, e il definivo lancio di un altro camasco purosangue: Carletto Maesani che con i suoi colpi di testa farà impazzire i portieri avversari e segnerà parecchie reti, anche se dividerà i tifosi comaschi circa la sua tecnica non certo raffinata. Dall'Internazionale arrivano in prestito Manlio Cipolla, attuale dirigente traumatologo dell'Inter stessa, Trevisan, Cazzaniga e Frigerio. Alessandro Benedetti sarà ancora croce e delizia per pubblico e dirigenti, secondo come ispirato dalle sue "lune".
Un campionato di assestamento che ha trovato rispondenza in una discreta influenza di pubblico al "Sinigaglia". Curioso il fatto di Guido Fovana che, antifascista convinto, era nativo di Omegna dove conduceva con i parenti una tipografia. Persuaso dai dirigenti comaschi a non restare lassù in occasione della formazione della Repubblica dell'Ossola nel 1943, finì in carcere accusato di essere un repubblichino, solo per il fatto di essere stato assegnato alla sorveglianza del ministro Zerbino. Dopo un periodo trascorso a San Donnino, provata la sua fede politica, ritornò al calcio, con scarso successo ed anche poco allenato. Giocò due partite e poi ritornò ad indossare la casacca rosso-nera dell'Omegna. Esordisce il terzo straniero del Como: l'apolide Arpad Fekete. I primi furono: Gulias ed Hemacek. Gioca nel Como un altro giocatore che è stato nazionale: Egidio Capra.

1947-48

E' stata l'annata della semina in attesa del raccolto che verrà l'anno sucessivo con l'agognata promozione in Serie A. La difesa imperniata sul trio Viola, Travia, Bosco e la mediana con Noseda, Villa, Maronati, costituiscono un'ossatura di tutto rispetto, mentre l'attacco con il dualismo Renica-Benedetti e la mancanza di un motorino a tutto campo, nonostante le belle prove di Cipolla e a tratti del generoso Dossi ha mostrato la corda soprattutto in trasferta dove alle volte occorre grinta e decisione. Il cambio di allenatore ha poi giovato alla squadra, nel senso che l'ungherese Winkler ha saputo responsabilizzare i giocatori i quali, in vista della riforma sulla Serie B, in girone unico nazionale, come la "A", sono riusciti con un rush finale ad occupare uno dei posti a disposizione per la permanenzatra tra i cadetti. Apparsi come meteore nel firmamento della "B" i giovani Melli, prelevato dal Mariano, Mazzetto, Magnabosco e Morbioli. Il portiere Giovanni Viola vastirà l'azzurro della Nazionale. Comincia a farsi la fama di fucina, la società lariana.

1948-49

Lavorando in profondità sul telaio acquisto negli anni precedenti, con l'avvento di Mario Varglien, la squadra acquista una sua fisionomia precisa: risolti i soliti dilemmi in attacco con le partenze di Benedetti e Renica, con l'arrivo del motorino Ercolino Rabitti e di Mario Stua in cabina di regia il gioco sgorga scintillante ed entusiasmante sia in casa che in trasferta. Nonostante l'incidente di Zanollo, alla prima giornata di campionato, la manovra sgorga spontanea e precisa con il solo obiettivo della rete. Alla fine il Como sarà primo in tutto: il 1948 lo vedrà dall'inizio, con l'esordio di Cardani, in vetta alla classifica e gli avversari lo vedranno soltanto da lontano. E' il coronamento di un sogno a lungo perseguito da tutti coloro che si sono alternati al timone della navicella lariana dal suo inizio alla fausta conquista. Per quattro anni, il vessillo di Como sportiva garrirà sui pennoni degli stadi italiani, segno di simpatia e gioco brillante.

1949-50

Resta la miglior annata della storia calcistica dell'A.C. Como nei suoi ottant'anni di vita. Una squadra sbarazzina e spericolata che ha suscitato simpatia ed ammirazione per il suo gioco frizzante ed incisivo. La "performance" azzurra è coronata dal sesto posto ex-aequo col Torino. Soprattutto è rimasto nella memoria dei comaschi il fatto che qualche sporadica apparizione del cecoslovacco Chawko, peraltro già in Italia proveniente dal Palermo, raccomandato all'allenatore dal fratello Varglien II, le cui rare apparizioni in prima squadra non hanno avuto alcun effetto positivo, gli azzurri hanno sempre preferito giostrare con una squadra "tutta Italia". La cosa che faceva sorridere era quando all'arrivo degli squadroni metropolitani il "Sinigaglia" pullulava di cartelli all'insegna di "Italia contro ONU". Un'annata che ha avuto riscontri solo nella fantastica galoppata della squadra presa per mano da Marchesi alla fine di novembre del 1985 (in piena zona retrocessione) e condotta al nono posto. Pensiamo una prodezza irripetibile, anche per il rapporto partite punti 38-41.

1950-51

Dopo il brillante esordio tra le "elette" il Como si è ben comportato anche nel secondo anno di permanenza in Serie A, riconfermandosi come la squadra regina delle "provinciali" nonostante qualche atleta abbia cominciato a sentire l'usura di una lunga carriera. A differenza del precedente anno, il Como ha offerto un rendimento più costante tra le mura amiche dove è stato battuto solo da Napoli e Udinese, le due squadre salite dalla B, e costretto al pareggio dal Milan che diventerà campione d'Italia. Tutte le altre sedici squadre hanno conosciuto al "Sinigaglia" l'amarezza della sconfitta e tra queste le blasonate Juventus e Inter. L'arrivo del bustocco Turconi II, allora in piena auge, non ha creato i presupposti per un salto di qualità; tuttavia nella stagione il Como comincerà a sfornare "giovani eccellenti": due di questi vestiranno la maglia nazionale A a Roma ed esordiranno il 5 dicembre 1954 nella vittoriosa partita all'Olimpico contro l'Argentina(2-0). Si tratta di Mario Bergamaschi, prelevato dal Crema e del rovellaschese Luigi Moltrasio che emigrerà a Torino per indossare la maglia granata. Sempre più in luce i comaschi Gianfranco Gatti e Giovanni Migliorini, passato all'Inter, che in seguito non avranno eccessiva fortuna col calcio. Di spicco le vittorie sul campo della Juventus e del Bologna.

1951-52

Nonostante una crisi profonda che ha attanagliato la squadra dopo la partenza lanciata che l'ha vista solitaria capolista alla terza giornata, il porto della salvezza è stato felicemente raggiunto. Tuttavia il gioco della squadra abbastanza brillante in attacco mostra i segni dell'usura nella retroguardia. Le 53 reti attive sono bottino di otto giocatori; tra questi Giuliano Giovetti, che passerà a vestire la maglia granata del Torino, non scordando però la felice annata vissuta in riva al Lario.
Per la prima volta un giocatore del Como, Mario Bergamaschi, veste l'azzurro della nazionale, sia pure in "B" a Bellinzona il 28 dicembre 1952 quando nell'amichevole con i pari-quota elvetici l'Italia vince per 5-0. Un altro comasco, pur emigrato a Novara, Edoardo Galimberti, era stato il primo ad indossarla il 5 aprile 1936 a Novara nell'amichevole vinta per 2-0 sempre per la Nazionale "B", ancora sugli elvetici. Dopo Bergamaschi, l'altro giocatore che arriverà alla maglia azzurra militando nelle file del Como è Pietro Vierchowood: sarà la maglia della "A", quando giocherà il "Mundialito" in Uruguay nel gennaio del 1981 con due presenze.
Malgrado l'infortunio di Ghiandi, noie alle ginocchia, Pinela Baldini, al centro dell'attacco non l'ha fatto rimpiangere.Visto poco o nulla del tutto Antonio Giorgetti, proveniente dalla Salernitana. Pedroni passerà al Milan ed avrà il grosso merito di segnalare alla società rosso-nera un certo Gianni Rivera, quando il biondo giocatore sarà agli sgoccioli della carriera in quel di Alessandria e l'abatino inizierà il suo volo nel firmamento calcistico. Partiti anche Travia e Meroni, per Busto Arsizio e Padova. Stua finirà a Cantù dove troverà altri ex-calciatori comaschi del periodo bellico. Insomma si ha l'impressione che il bel giocattolo di "Italia contro ONU" si sia rotto. E la nuova "A" a 18 squadre lo confermerà.

1952-53

E' l'anno della retrocessione: la squadra risente della partenza di Giovetti, ispiratore del gioco ed inoltre accusa un pauroso calo di rendimento in trasferta: in 17 gare rimedierà soltanto 3 pareggi. Tuttavia se la giustizia fosse stata più rapida, il Como avrebbe potuto conservare il suo posto tra le elette, perchè il 31 maggio con il Como, staccato di due punti in classifica dall'Udinese a quota 29, avviene a Busto Arsizio un tentativo di corruzione ai danni dei giocatori della Pro Patria, matematicamente in "B"; allorchè verrà scoperto, dopo due stagioni, porterà l'Udinese in "B". Si spera in una pronta risalita; ma prima di vedere il Como in "A" dovranno passare oltre vent'anni.

1953-54

Dopo la caduta in "B", doveva essere l'anno della pronta risalita: ingaggiato un nuovo allenatore, Ugo Lamanna, partiti Baldini, Bergamaschi, Luosi e Cottaneo sono arrivati Gritti, Caprile e Battistella.
Inoltre si è attinto alle serie minori: Rigamonti, Baucè, Moneta; dal Milan è arrivato in prestito il giovane Radaelli, mentre dalla Fiorentina sono giunti Bartoli, Viciani e Palazzoli entrati nell'affare Guido Gratton, finito anche lui in Nazionale con buona pace dei critici locali.
Purtroppo le cose non sono andate come nelle previsioni: dopo una partenza a razzo, la squadra ha perso parecchio del suo smalto iniziale, accusando una sensibile flessione e occupando alla fine il quarto posto a tre lunghezze dal Catania, vincitore e una dietro a Pro Patria e Cagliari. Ciò è dipeso anche dal mancato rendimento di alcuni "anziani" e dall'incapacità di grinta nei confronti diretti con Pro Patria e Cagliari. Comincia a farsi largo nella squadra l'idea difensivistica propria del "trainer" e così i sogni di gloria vengono rimandati di oltre vent'anni. Curiosità stagionale: il Como ingaggia l'ala sinistra Piemonte, nipote dell'ononimo arbitro, con scarsi risultati: giocherà una gara e finirà nel dimenticatoio.
Alla ribalta il giovane Giovanni Cazzaniga, milanese cresciuto nella società, che finirà con scarsa gloria all'Inter, con disappunto dei brunatesi, ove il ragazzo dimorava.
Gli incassi sono passati dai 72 milioni del 1952-53 ai 38 attuali.

1954-55

E' un campionato di transazione, in cui vengono valorizzati i giovani: Mazzucco, proveniente in prestito dal Milan, Favini, Santoni, Marsili e Gandini.
L'attacco, nonostante l'esplosione di Santoni, prelevato via Torino dal Bari, si inceppa facilmente. Mino Favini, esordirà a Parma, non segnerà alcuna rete, tranne una in un'amichevole con l'Atalanta finita 1-1 a gennaio. L'arrivo di Baldini e la maturazione di altri giovani quali Ezio Bettini dal Brescia, fa rinviare la carta del ritorno alla stagione 1955-56. Insomma un'annata all'insegna dell'aurea mediocrità.

1955-56

Oltre all'Udinese, retrocessa per illecito, il Como si trova a dover affrontare anche il Catania, retrocesso per accertata corruzione di un suo dipendente nei confronti dell'arbitro Scaramella che sarà radiato. La squadra ha una partenza disastrosa, perchè difetta di amalgama, ma alla distanza riesce a piazzarsi al terzo posto finale ex-aequo col Monza. Si vede del bel gioco allo stadio ed il pubblico accorre in buona misura. Purtroppo le "zebrette" friulane sono imbattibili: record per la "B", 17 vittorie casalinghe. Ed il Palermo meglio attrezzato in linea tecnica riesce a mantenere un certo margine sul Como; nonostante un calo alla distanza , sarà superato dall'Udinese in dirittura d'arrivo. I giovani lanciati dal Como , cominceranno ad attirare l'attenzione degli osservatori e Palazzoli amigrerà alla volta di Catania, come avevano fatto negli anni precedenti Boniardi e Origgi. Certo che con un po' di più fortuna, la meta si sarebbe potuta raggiungere. Ezio Bettini, dopo un inizio folgorante si è perso per strada e la squadra ne ha risentito, soprattutto in trasferta quando le sue lunghe sgroppate avrebbero potuto dare reti preziosissime: la squadra è mancata soprattutto in fase offensiva.
Da notare la ripresa televisiva di tre gare: due vittorie casalinghe e un pareggio.

1956-57

L'allenatore Lamanna, ha dovuto fare di necessità virtù, soprattutto tenendo conto che era stato ingaggiato il centravanti Zucchini, proveniente dal Siracusa, ma il giocatore non ha mai potuto rivestire la maglia del Como; quindi nel ruolo di centravanti è stato ripescato Santoni che era il lista di partenza.
E' ritornato ad esibirsi anche con la maglia numero 9 Marsili, ormai trasformato in terzino-mediano, mentre il giovane Pastorino non ha avuto la personalità sufficiente per emergere. Gritti ha cominciato a sentire l'usura degli anni; la stessa cosa vale per Baldini che però ad Alessandria ha cavato un do di petto, mettendo a segno tre reti in 45', l'ultina su rigore a pochi secondi dalla fine. Altra bella gara il 4-3 rifilato al Verona al "Sinigaglia". Lo stesso Verona, all'incontro di ritorno, ha dovuto attendere fino al 33' della ripresa per avere la certezza di essere in "A" quando Bassetti pareggiò la rete di Baldini ed evitare le conseguenze di uno spareggio a tre con Brescia ed Alessandria. I giovani emersi nella stagione sono stati Cuttica, Grassi, Favini, Baccheretti e Michelotti.
Una stagione, tutto sommato positiva, anche se un po' deludente nelle gare casalinghe.

1957-58

L'indisponibilità di Zucchini, l'infortunio accaduto a Baldini che l'ha costretto a disertare metà campionato, inoltre il servizio militare che ha occupato parecchi giocatori nella fase finale del campionato, ha dato modo all'allenatore Lamanna di lanciare una nidiata di giovanissimi; di questi alcuni, sulle orme di Favini approdato alla Nazionale Giovanile, fanno parecchia strada, lo stesso Nello Governato rifiuterà la "grande Inter" di Helenio Herrera. Inoltre il Como collauderà una difesa quasi ferrea che icasserà 23 reti in 34 gare:davvero poche.
L'opera di Lamanna sarà premiata con la medaglia d'oro riconosciuta all'allenatore specializzato nel lancio dei giovani. Da notare che prima della doppia sconfitta casalinga con Monza e Cagliari la squadra era in testa alla classifica. Un'annata che lancia sul "mercato" la "piazza" di Como per il settore giovanile.

1958-59

Se nella precedente annata il Como nel girone d'andata era stato capolista solitario per due giornate, durante l'attuale ha dovuto arrancare per non restare in coda; infatti la prima rete effettiva di campionato l'ha segnata soltanto alla sesta giornata con Dell'Omodarme, preceduta da un'autorete del cagliaritano De Toni. Contrariamente alle abitudini la squadra ha avuto un expolit tra fine andata e inizio ritorno. Poi ha alternato prestazioni deludenti a gare scintillanti.
Comunque in "B" c'è restata disinvoltamente.
Bruno Ballarini e Candido Beretta i giovani che prenderanno il posto di Ferretti e di un altro difensore; anzi Ballarini diventerà per alcuni anni la bandiera del Como. L'atalanta trovatasi coinvolta in uno scandalo combinato tra il giocatore bresciano Azzini e Gegio Gaggiotti è stata retrocessa in "B", ma ci è restata per una stagione.

1959-60

Dopo sette anni Ugo Lamanna lascierà Como, ammaliato dalla "sirena" della carne in scatola come già il segretario Edoardo Bentacchi anni prima. Per il Como è stata una stagione sofferta perchè all'inizio la squadra ha stentato parecchio, soprattutto all'attacco, per il calo di Baldini, ormai prossimo a sostituire Lamanna e per una serie di infortuni a catena. Le partenze di Ferretti e Michelotti che si sono guadagnati la promozione in "A" col Catania ha rafforzato vieppiù la fama del fertile vivaio lariano; anche Smersy ha lasciato per approdare a Valdagno. La squadra ho fornito il massimo del suo rendimento nei mesi invernali: l'exploit di Dell'Omodarme a Gagliari è l'emblema di un atleta che non è riuscito a sfondare nella Juventus. E' esploso interamente Governato, autore di una tripletta ai danni del Venezia. Certo che alcune inopinate sconfitte casalinghe hanno tenuto fino alla XXXIV giornata il Como in "zona pericolo".
Tanto per confermare l'acume degli osservatori comaschi, il muggiorese Candido Beretta viene convocato in vista delle Olimpiadi di Roma, ma poi resterà a casa avendo la Federazione optato per giocatori più esperti di Serie A. Il Lecco va in "A". Per movimentare il campionato ci sono ora tre promozioni in "A" e tre retrocessioni in "C".
Giocando tra le file della Juventus, dove era stato portato dal "talent scout" Mario Butti, meglio conosciuto come "Buma", dopo aver militato in prestito al Monza, raggiunge la Nazionale maggiore anche Umberto Colombo, la cui attività era appunto cominciata tra i "Giovani Calciatori Comensi" allenati e curati dal "Buma". Umberto Colombo "Giuggi" per gli amici e compagni, il primo comasco ad indossare la maglia azzurra della "A"; era nato e risiedeva nella zona di San Agostino. Esordisce il 29-11-1959 contro l'Ungheria a Firenze e sarà un risultato di parità: 1-1; continuerà partecipando all'inaugurazione del nuovo stadio S. Paolo di Napoli il 06-01-1960 contro la Svizzera e sarà una vittoria italiana per 3-0. Infine chiuderà la carriera azzurra a Montjuich di Barcellona nell'incontro amichevole che vedrà la Spagna bettere l'Italia per 3-1; dopo che gli azzurri erano passati in vantaggio con Lojacono, verranno nella ripresa le reti di Verges, Di Stefano e Martinez.

1960-61

Partito Lamanna alla volta di Monza, le redini della squadra sono state affidate a "Pinela" Baldini.
Date le caratteristiche di goleador del nuovo tecnico, il Como è stato impostato sullo stesso metro e ha giocato un buon calcio sino a metà campionato, imperniato appunto alla ricerca delle segnature.
Poi tre rinvii consecutivi hanno paralizzato l'attività della formazione che ha imbroccato una serie nera di 11 gare senza vittorie (dalla 15a alla 26a), e la situazione si è poi rimessa in carreggiata. Si è così raggiunto lo stesso risultato del precedente anno: 37 punti.
Come al solito sono stati lanciati molti esordienti: Corsini, Flaborea, Galli, Moretti, Bighellini, Boriani e Luigino Meroni. Gli ultimi quattro sono tutti comaschi o della provincia. Farà molta strada Luigino Meroni ed arriverà alla maglia azzurra.
La Coppa Disciplina è un grosso merito del Como; purtroppo in alcuni frangenti l'esperienza di Pinardi non è valsa a "tappare" le falle di una difesa fragile alle volte soprattutto nel morale di Toni Lonardi: così si possono spiegare le quattro reti di Fanello il 3 febbraio ad Alessandria e la tripletta di Turra a Brescia.
Pleonastico si è rivelato l'ingaggio di Ermes Muccinelli, ormai al tramonto della carriera per rimpiazzare Perversi, emigrato a Rimini.
Da notare che il Genoa, coinvolto coi calciatori Gino Cappello e Matteucci in un tentativo di corruzione nel precedente anno in occasione di un confronto Atalanta - Genoa, è partito con una penalizzazione di 28 punti, 18 sottrattigli in A e 10 da scontare in B, ridotti poi a 7.

1961-62

Un'annata sfortunata per il Como che è partito malissimo, 13 soli punti totalizzati contro i 21 del ritorno quando la società ha deciso di esonerare "Pinella" Baldini, sostituendolo col direttore sportivo dottor Giulio Cappelli, affiancato dal preparatore atletico Tortarolo, giunto a Como con Baldini stesso.
Le partenze di Governato, Stefanini I e Teneggi si sono fatte sentire ed anche il problema del mediocentro, mai risolto, ha fatto pesare la sua parte.
La salvezza comunque è arrivata anche se i giovani Cavallito, soprattutto, e Gersetich, pagato assai caro al Catanzaro, hanno deluso. Solo alla 38a giornata si è avuta la sicurezza della salvezza.
Tuttavia i giovani del vivaio emergono sempre e Luigini Meroni, via Genova-Torino, spiccherà il volo verso l'azzurro; con lui se ne partono verso Messina Ghelfi e Landri e da lì approderanno alla "A" con l'undici peloritano.
Anche la crisi in seno alla dirigenza, con il fatto di non trovare una persona disposta ad assumersi la presidenza si ripercuote sull'ambiente.
Il dr. Giorgio Perlasca, commissario della Società, è nominato presidente della Lega e non potrà far nulla l'anno seguente quando si troverà tra le mani la patata bollente della retrocessione sia del Como che del Brescia.

1962-63

E' stata un'annata disastrosa: tre punti tolti per aver usufruito del calciatore Paolo Bessi, proveniente dall'Altopascio, squalificato fino al 31 ottobre dal Comitato Dilettanti Toscano (la cosa non era risaputa dal dottor Cappelli e dallo staff amministrativo del Calcio Como), hanno portato la società in serie C.
Diciamo che è stato un doppio errore: come confermato dalla Commissione di Appello Federale: primo quello del giocatore e in secondo luogo quello della società che è tenuta a rispondere delle squalifiche accumulate dai calciatori tesserati.
Il fatto che il dr. Giorgio Perlasca fosse il presidente della Lega, non ha certo facilitato le cose alla società lariana.
Fino all'ultimo, dato che il Brescia era stato coinvolto in un tentativo di corruzione per responsabilità oggettiva, si sperava che il terz'ultimo posto acquisito in graduatoria consentisse il ripescaggio del Como.
Non fu così: il Brescia venne penalizzato di sette punti, ma da scontare nella stagione sportiva 1963-64.
Amaramente e mestamente dopo diciassette anni il Como scompare dalla scena del calcio professionistico.
Il campionato tuttavianon è negativo del tutto: l'attacco con i cannonieri Morelli e Carminati ha centrato 44 bersagli, sono stati valorizzati Francesconi e Derlin, il "leone di Belfast" Giovanni Invernizzi ha messo la sua esperienza al servizio della squadra, l'ala sinistra Costa, arrivato in novembre alla società ha portato il suo contributo provinciale come l'oggionese Manzoni.

1963-64

Il primo anno di serie C vede la squadra ringiovanita e totalmente rinnovata, sono rimasti solo Ballarini e Invernizzi.
Trovata sulla loro strada una Reggiana "monstre", gli azzurri lottano per il secondo posto che sarà loro soffiato all'ultimo istante dal Savona: proprio in concomitanza della batosta rimediata a Solbiate Arno (un campo che si rivelerà sempre ostico per il Como) c'è la vittoria dei liguri sul campo dell'ormai retrocesso Saronno.
Tra i giovani si mettono in evidenza i comaschi Mascetti, Boriani, il canturino Pologna e il mediocentro Calosi. Questi ultimi due saranno inclusi nella rappresentativa del girone per un'esibizione a Livorno.
Il pubblico diserta lo stadio anche perché è il periodo d'oro del calcio milanese che vince scudetti, Coppe dei Campioni e Intercontinentali.
La mancanza di liquidi costringerà a fine anno i dirigenti a cedere i pezzi più pregiati: Pologna appunto. gazzo dimorava.
Gli incassi sono passati dai 72 milioni del 1952-53 ai 38 attuali.

1964-65

L'acquisto di Albino Cella, vincitore della classifica cannonieri, confermava le intenzioni di risalita dei dirigenti, tuttavia la squadra peccava sovente di nervosismo nei momenti cruciali.
Fino alla 23a giornata la squadra era in lizza per il primato, poi il pareggio casalingo col Novara, giunto all'88esimo su papera di Breviglieri, olte a costare il posto al giocatore, ha segnato il crollo di ogni speranza.
Alternando cose buone ad altre mediocri il Como, pur avendo un attacco fortissimo (49 reti) una meno della primatista Solbiatese, è finito al quinto posto.
Un'annata insomma alternata da alti e bassi. Comunque la politica dei giovani serve sempre a dare una mano al bilancio, visto che l'affluenza media degli spettatori (Milano è la capitale del calcio in questo periodo) non supera i 2.500 spettatori a partita.

Se ne andranno Calosi, Mascetti, Benfatto oltre al cannoniere del girone, ed emergeranno i vari Girol, Carmignani e altri.

1965-66

Partito Vinicio Viani, che ha fatto in tempo ad appioppare il nomignolo di "Gedeone" al suo pupillo Carmignani, arriva Trezzi; si potenzia la squadra a novembre con l'acquisto del centravanti Mognon.
Trezzi mantiene sempre nelle posizioni di avanguardia la squadra, tuttavia la sconfitta di Savona alla 29a giornata, fa tramontare i sogni di promozione che vengono così rinviati.
Comunque il Como riesce in parte a riconquistare il suo pubblico, mantenendo l'imbattibilità casalinga, ma in trasferta non va più in là di due vittorie e nove pareggi: poco per puntare alla "B".
Alcuni rigori falliti incrinano il morale della squadra che alle volte non osa a sufficienza. Girol è l'ultimo prodotto lanciato dalla società di viale Sinigaglia.
Frattanto a Genova Luigino Meroni è diventato il pupillo della curva "Nord" e di lui si comincia a parlare come di un uomo nuovo per il calcio italiano.

1966-67

Il Monza ridisceso salla B è l'avversario da battere per il Como che ha acquistato Galbiati, Romani, Costanzo (figlio dell'attaccante che con Coltella, Costa, Castigliano e Carapellese costituì l'attacco delle "5C" nel periodo bellico quando lo Spezia militava in serie B). Cofermati poi i migliori del precedente campionato.
E' stata una lotta risoltasi solo sul neutro di Bergamo dopo 34 giornate di appassionante altalena, a favore dei brianzoli. Anche stavolta il Sinigaglia rimarrà inviolato. L'allenatore Trezzi lascia per Franco Viviani.
La campagna acquisti è pilotata dall'avv. Bubi Levoni e portando a Como Pittofrati e Comini, prelevati dall'Entella, getta le basi per il ritorno tanto agognato e sospirato fra i "cadetti".
Carmignani finirà alla Juventus, via Varese, conquistando anche uno scudetto. Ci sarà lo scambio Alfredo Magni-Claudio Costanzo appunto col Monza e chi ne trarrà giovamento sarà certamente il Como.
In porta torna Gigi Lonardi, Gigi Meroni debutta in Nazionale e fa parte della spedizione in terra inglese, più nota col nome di "Corea".
Dopo aver esordito a Parigi contro la Francia nel marzo 1966, sostituendo Domenghini, prende parte alle gare di preparazione, che illudono gli italiani, segnando una rete alla Bulgaria (battuta 6-1), e una all'Argentina (vinta 3-0).
Nella sfortunata spedizione inglese gioca contro i giganti russi che vinceranno 1-0 e viene invece lasciato fuori contro i coreani, altrimenti in difficoltà a causa dei suoi funambolismi.
Un altro comasco, Brenna, nativo di S. Bartolomeo, militante nelle fila del Legnano, vince la classifica dei cannonieri.
Nello spareggio di Bergamo, Maggioni ha concesso il bis della rete segnata a monza, e la squadra comasca invece ha accusato un calo soprattutto a centrocampo in Galbiati, acquistato dal Lecco per la sua esperienza, e in Walter Colombo, che hanno risentito soprattutto dell'afa di giugno.

1967-68

Finalmente dopo quattro campionati d'avanguardia, il Como - dopo l'infausto spareggio di Bergamo col Monza del precedente anno - riesce a tornare in B.
Lo fa alla grande: all'11a giornata gli scettici erano molti, viste la 4 sconfitte incasellate dalla squadra fino ad allora. Ma Viviani ha tirato diritto per la sua strada incoraggiando in ciò il solerte gruppo dei dirigenti.
Da allora, la squadra inanella una serie di 27 partite utili, stabilisce con Lonardi il primato di 1.008 minuti di imbattibilità caduto dopo un discutibile calcio di rigore e rispetta puntualmente la media inglese arrivando a totalizzare 57 punti in 38 gare. Un campionato d'eccellenza quindi che la riporta al rango che le compete.
La squadra era stata ritoccata nei punti più deboli, ma soprattutto un Toni LOnardi esperto e sicuro ha dato tono a tutti i compagni della difesa.
La partenza di Mognon è stata compensata dall'arrivo di Musiello, apparso dopo il prestito all'Entella più rinfrancato, ma soprattutto da ali di ruolo come Perotti e Comini che hanno dato vivacità alla manovra azzurra.
Insomma un campionato che ripaga cinque anni di purgatorio in "C".
Purtroppo una disgrazia verificatasi a Torino il 15 ottobre sera, la morte di Gigi Meroni, travolto da un'auto dopo una gara vinta per 4-2 sulla Sampdoria, amareggia un'annata così luminosa.

1968-69

Il ritorno tra i cadetti è onorato dal Como con un brillante seso posto.
Tenuto conto che sono partiti: Pirola per Reggio Calabria, Perotti per Genova e Sironi per Bergamo, il Como ha puntato sui suoi giovani lanciando in orbita i vari Cattaneo, Comini, Pittofrati, Lambrugo, rientrato dal prestito al Rapallo, Magistrelli, cresciuto nel vivaio, e si è avvalso dell'esperienza dei vari Trinchero (arrivato a novembre), Ballarini, Paleari.
L'opera di Viviani si è fatta sentire. Il tecnico cederà poi alle lusinghe del Genoa, sarà sostituito a metà campionato, ma il vecchio Grifone finirà in C.
In C è finito anche il Lecco, che in un drammatico spareggio a conque aveva evitato la caduta il precedente anno. Promosse Lazio, Brescia e Bari.
L'acquisto di Vannini, prelevato dall'Entella, è stato il colpo migliore della stagione.
Insomma un'annata che ha rilanciato il Como tra i professionisti con fior di risultati. Da segnalare che dalla seconda alla nona giornata l'undici di Viviani è stato capolista solitario con un punto di vantaggio sulle dirette inseguitrici.

1969-70

E' stato un campionato sofferto fino all'ultima giornata quando lo 0-0 casalingo col Perugia e i risultati provenienti dagli altri campi, hanno dato al Como la certezza di rimanere tra i cadetti.
La partenza di Viviani e il fallimento di Roberto Lerici, chiamato "il fratello" perché Terziario francescano (come se fosse un disonore esserlo!), oltre alla cessione dei pezzi migliori molto richiesti hanno costretto la dirigenza lariana al cambio dell'allenatore: al posto di Lerici è arrivato Maino Neri che porterà come rinforzi Correnti e De Nardi: il primo sarà una colonna del Como anche negli anni seguenti, mentre De Nardi sarà una meteora. I troppi giovani lanciati si mostreranno ancora acerbi.
Insomma un'annata da scordare in fretta, che tuttavia ha avuto fra i suoi pregi quello di portare alla consacrazione definitiva di Magistrelli, di vedere un nuovo nome che sarà a lungo croce e delizia dei tifosi comaschi, quel Doriano Pozzato, dotato di grandi numeri ma alquanto discontinuo.
La retrocessione della Reggiana nei confronti di Atalanta, Taranto e Catanzaro è stata determinata dalla peggiore differenza reti. Il Taranto era stato ripescato a vantaggio della Casertana per illecito di quest'ultima retrocessa in C.

1970-71

Le promesse dei dirigenti, pur sempre alle prese con le esigenze di bilancio sono state rispettate: il Como ha avuto una stagione migliore della precedente.
La media di un punto a gara, fissata all'inizio è stata rispettata: tuttavia, la squadra verso l'inizio della primavera ha avuto bisogno di una sferzata, costituita dall'allontanamento di Maino Neri e del passaggio delle consegne al suo "vice" Giaroli per rimettersi in carreggiata.
Ritiratosi dallo sport attivo Bruno Ballarini dopo anni di onorata milizia, il suo posto nel cuore dei tifosi è stato preso da Sergio Magistrelli, mentre l'unico comasco della squadra è Totò Ghelfi, che col suo compagno è stato di sprone ai giovani e giovanissimi.
La squadra ha sovente peccato di fragilità in trasferta, quando sono arrivate le sonore batoste di arezzo, Bari, Palermo, Brescia, l'anno precedente c'era stato il secco 0-5 di Mantova, a testimonianza di una certa emotività per i portieri Bianchi e Zamparo, cui ha dato una mano nei momenti difficili il giovane Viganò.
Sergio Magistrelli ha vinto la classifica cannonieri e durante il mercato estivo sarà uno dei pezzi pregiati.
Si affacciano intanto alla ribalta Garlaschelli e Pozzato. Vannini e Paleari per la loro generosità diventano i beniamini del pubblico.
Il timone della squadra comasca sta per passare nelle mani del gruppo dei consiglieri di Meda ed è in arrivo la coppia "B-B" (Bersellini, Beltrami) decisa più che mai a rilanciare in alto il Como.

1971-72

I nuovi dirigenti di Meda sono stati di parola: hanno allestito uno squadrone coi fiocchi operando soprattutto a centrocampo ed in difesa.
Partiti Magistrelli (Bergamo), Pittofrati (Brescia), Vannini per Foggia in camobio di Luigi Villa, soprannominato il "negher" per la sua carnagione, sfoltiti i ranghi dei giovani mandati a farsi le ossa in provincia, la squadra ha rivelato l'impronta grintosa del nuovo allenatore; ha però peccato in fase conclusiva nonostante l'ingaggio di Luigi Vallongo, autore di 14 reti di cui ben 9 su rigore, e l'esplosione come contropiedista di Turini. Garlaschelli coi suoi preziosi traversoni e le su serpentine causerà parecchi calci di rigore, e a fine stagione emigrerà alla Lazio, dove vincerà uno scudetto, il primo della società romana.
Al Como, sono stati fatali alcuni inopinati pareggi casalinghi (otto, di cui la metà a reti bianche).
Certo che la promozione non è sfumata a Reggio Emilia (alla 37a giornata il Palermo aveva 47 punti contro i 46 del Como e lo 0-0 a Sorrento gli andava bene soprattutto per le notizie che via radio giungevano dall'Emilia) bensì nelle occasioni buttate al vento in casa, appunto con i pareggi.
In sostanza però si è trattato di un campionato ad altissimo livello che ha riportato gran parte del pubblico al "Sinigaglia" ed è tornato a far parlare di Como nel mondo calcistico.
Insomma la "B-B" ha lavorato davvero bene, anche se il Como - ci riferiamo al caso Catania - lassù non aveva nessuno che l'amasse.

1972-73

Il secondo anno di permanenza di Bersellini a Como, che verrà a fine stagione rilevato da Pippo Marchioro, è stato meno felice del primo, anche perché sono stati ceduti alcuni pezzi pregiati richiesti dal mercato: Lambrugo è finito a Taranto, Trinchero è andato a Foggia, Melgrati e Lombardi sono finiti al perugia, Vallongo a Palermo, Luigi Villa (el "negher") è tornato a Foggia, Ghelfi ha abbandonato l'attività agonistica; quindi la squadra ha dovuto essere rifatta ex-novo: ha deluso in parte il goleador Bellinazzi, acciaccato da malanni vari, mentre dopo un buon inizio Turini è calato.
Per contro le liete notizie sono venute da Cesarone Cattaneo; Danova si è riconfermato e seguirà Bersellini a Cesena; Correnti è stato inferiore alle attese, forse per i diversi mutamenti di ruolo; Dante Maiani, è incappato in una stagione altalenante, e spesso si è fatto pescare daglia rbitri in falli di reazione che gli sono costati giornate di squalifica; verso la fine la squadra, vista vanificata la "A", ha mollato un po' e così si spiega l'11° posto non certo consono alle ambizioni di partenza.
Basti pensare che anche il pubblico ha abbandonato la squadra e l'ultima gara ha registrato 988 spettatori paganti.

1973-74

Il Como con l'avvento di Marchioro è ritornato a galla; per lungo tempo ha veleggiato nei quartieri alti della classifica, e solo nel finale per una serie di infortuni e squalifiche ha ceduto il terzo posto alla Ternana.
E' stato lanciato in orbita il terzino Vito Callioni, passato al Torino, mentre altri giovani si sono affacciati alla ribalta nazionale.
Ancora una volta alla squadra hanno nuociuto le prestazioni altalenanti delle punte: Traini si è trovato a suo agio solo sui campi pesanti, mente Renzo Rossi, dopo un buon inizio si è un po' appannato, dato il suo fisico non certo da gladiatore.
La squadra in più di un'occasione ha offerto scampoli di bel gioco e quindi il pubblico, se non proprio in massa, in buon numero è tornato ad ammirarla. Una stagione positiva che getta le basi per il grande salto.
Da sottolineare la caratteristica del portiere rigorista, Antonio Rigamonti, anche se ne ha fallito uno decisivo col Bari. Ciò è servito ancora di più ad accentrare il richiamo sul Calcio Como. Da notare poi che il numero "1" comasco su 8 calci di rigore che ha subito, ne ha neutralizzati tre.

Marchioro, insomma, ha fatto un buon lavoro in tutti i sensi a Como.

1974-75

Fallito l'anno precedente per un calo fisico finale, Marchioro con l'ausilio di 21 giocatori fatti ruotare debitamente è riuscito a riposrtare il Como nella massima serie. Un sogno davvero stupendo avverato, soprattutto dopo il disastroso avvio.
Se nel girone di andata il Perugia si era candidato alla promozione e nel ritorno ha vissuto un po' di rendita, il Como si è fatto valere nel girone di ritorno conquistando 25 punti contro i 21 dell'andata. E' stata una lotta sofferta e spasmodica che ha dato a Como, città fredda per eccellenza, il motivo di una giusta esultanza, sia pure contenuta entro limiti non certo trionfalistici.
I giovani soprattutto si sono identificati in questa squadra che lancerà nel firmamento azzurro un giocatore come Tardelli (vestirà a lungo la maglia della Juventus, prima di indossare quella dell'Inter).

1975-76

La promozione tanto faticosamente raggiunta è sfumata nel giro di una stagione.
Inesperienza, un pizzico di sfortuna, ma soprattutto la deludente stagione delle punte Renzo Rossi (tornato dal prestito all'Inter) e Renato Cappellini, sono forse le cause della ricaduta in "B".
Tuttavia ancora una volta la società lariana ha lanciato sul mercato ottimi giovani, che rinfrescano la sua fama di scopritrice di talenti.
Anche il fatto di presentare un allenatore sconosciuto può aver avuto la sua parte, anche se Cancian ha pagato per errori non suoi.
Agli allenatori può venir rimproverato di non aver saputo valorizzare un giovane di belle speranze che risponde al nome di Paolo Rossi, parcheggiato sulle sponde del Lario dalla Juventus, in prestito, e partito poi per Vicenza dove saprà farsi valere.
Una stagione sfortunata e in parte anche inesperta, senza ricorrere a qualche uomo di peso, soprattutto in prima linea dove Correnti cominciava a mostrare i suoi limiti.
In luce invece Pozzato che partirà per Bologna, unitamente a Rigamonti, finito al Milan in veste di "secondo" di Ricky Albertosi.
Con Cancian in 12 giornate la squadra aveva 6 punti, Bagnoli in 18 ne ha racimolati 15.

1976-77

E' stata un'annata, quella che doveva essere del pronto ritorno in "A", contrastante: dopo un buon inizio, la squadra è andata alla deriva ed i tifosi, imbestialiti e beoti, hanno coronato degnamente una stagione non certo entusiasmante. Questo riguarda non tutti i tifosi, ma solo quello sparuto gruppetto che non fa il tifo ed è attanagliato dal "fanatismo".
Ci riferiamo al lancio in campo dei più svariati oggetti in occasione di una decisione contraria di Michelotti nell'ultima partita che è costata la squalifica del campo per tre giornate, da scontare due in Coppa Italia e una in campionato.
E pensare che alla 18a giornata il Como era capolista solitario con un punto di vantaggio su Monza e Vicenza e due sul Pescara, e addirittura quattro sull'Atalanta che sarà promossa dopo spareggio a te con il Cagliari, che resterà in B e il Pescara.
Bagnoli, si è dimostrato un ottimo tecnico, è stato il primo a credere in Matteoli, ma ha vuto dalla sua una buona dose di sfortuna sotto forma di incidenti e stiramenti vari, ma è altrettanto vero che la squadra non ha avuto il gruppo.
Un'annata storta quindi, cui ne seguirà una che porterà il Como addirittura in "C" dopo ben dieci anni. Unici sprazzi di luce le vittorie di Palermo, il 4-0 rifilato all'Ascoli e le prodezze di Vecchi e Piotti sui turi dal dischetto contro il Como. Beltrami lascia Como per Milano, sponda interista, e con lui lascerà Como anche Scanziani per vestire la maglia nerazzurra.

1977-78

E' stata un'annata disgraziata sotto tutti i punti di vista.
L'arrivo della coppia Janich-Rombone non ha funzionato, anche perché a novembre sono stati sfoltiti i ranghi. L'eccessivo numero di giocatori utilizzati è la prova che qualcosa non era chiaro in testa ai tre tecnici succedutisi: Rambone fino alla 13a giornata, Suarez finoa alla 25a, e si è finiti in "C" col secondo di Rambone Narciso Pezzotti.
Da ricordare poi le squalifiche del campo scontate in Coppa Italia per i fatti del precedente anno col Vicenza e quella inflitta dall'arbitro Bergamo nella partita interna col Catanzaro.
Insomma un'annata da dimenticare, ma che ha lasciato in tutti il desiderio di un pronto riscatto. Pur nella disgraziata annata della retrocessione, il Como ha portato alla ribalta giocatori che hanno calcato per anni i campi delle serie maggiori: Vierchowod, Nicoletti, Centi, Pancheri, Todesco a conferma della bontà di un vivaio che un'annata storta non può cancellare.

1978-79

Per ritornare subito in B, il Como richiama l'allenatore vincente: Pippo Marchioro, e lo affianca al d.s. Lamberti.
Le operazioni di mercato concordate dai due, esigenze finanziarie permettendo, portano Savoldi, fratello del più noto centravanti napoletano, Stefanelli dal Treviso, Gozzoli dal Riccione, Mancini dall'Empoli e gli esperti Pozzato, gradito assai il suo ritorno a Como dopo le parentesi di Bologna e Cesena, Fiaschi e Campidonico. La squadra presterà Fontolan all'Inter, iachini andrà al Brescia, Trevisanello all'Ascoli e Volpati al Verona.
E' un'annata trionfale anche se sudata, le "sberle" di Novara e Parma fanno riflettere che nulla viene regalato e giocando con umiltà il traguardo è raggiunto con quattro domeniche di anticipo.
Anche i tifosi, nonstante la "C" si sono dati una "regolata" e la Coppa Disciplina viene vinta dalla società di viale Sinigaglia, riuscita ad isolare i "fanatici".
Al Como ha fatto compagnia nella scalata alla "B" il Parma che ha bruciato sul filo dello spareggio una Triestina ormai spenta e già battuta alla 33a giornata a Valmaura dagli emiliani.
Marchioro quindi a Como ha dimostrato che se al Milan aveva fallito... la colpa non era del tutto sua, ma del turbolento ambiente rossonero di allora. La felice annata del Como è testimoniata dal fatto che ben 4 atleti di Marchioro hanno fatto parte della rappresentativa di "C" Under 21.

1979-80

Inaspettata, ma tanto più gradita, è arrivata la promozione per la terza volta in "A". forse non era nei programmi, e per questo tanto più gradita.
Il doppio balzo compiuto dal Como in due stagioni dalla C1 alla A ha un solo precedente, con l'Udinese riuscita pure essa nell'impresa la stagione precedente.
E' stato un Como che ha richiamato all'ovile Adriano Lombardi, che ha così centrato il suo secondo balzo in "A" con la maglia azzurra; Fontolan, rientrato dal prestito all'Inter, Volpi, ora brillante ortopedico. Consacrazione per Nicoletti e Cvagnetto quali punte (e il "fenicottero" vincerà la classifica dei marcatori con 13 reti).
Partito senza i favori del pronostico, il Como ha saputo attirarsi le simpatie di tutti.
Col gioco sono venuti i punti e la vetta della graduatoria raggiunta alla quinta giornata non è stata più abbandonata dai lariani.
La forza del Como è incentrata sul reparto difensivo (17 reti incassate in 38 gare restano ancora oggi un primato per la "B"), come primato è quello di 18 giornate iniziali senza sconfitta.
Un Como superiore alle aspettative, ma anche fermamente intenzionato a restare in "A", dopo l'esperienza precedente.
Per questo il Consiglio direttivo conferma subito il nocchiero Pippo Marchioro.
Si torna a vedere gli squadroni al "Sinigaglia" e gli assi stranieri faranno la loro ricomparsa.

1980-81

Con un'oculata campagna acquisti-vendite, senza ricorrere a giocatori stranieri, il Como, grazie al suo "nucleo" di base consolidato da un campionato di C e uno di B, riesce a antenersi in Serie A. Marchioro, aveva posto il veto alla cessione dei "gioielli" Vierchowod, Nicoletti e Centi.
Si è trattato di un campionato all'insegna delle delusioni e speranze suggellate dalla rete di Galia che dava al Como la certezza della "A" anche per la prossima stagione.
Il gruppo ha fatto la sua brava figura anche nella Mitropa Cup, persa solo per differenza-reti.
Per la prima volta dalla sua fondazione, il Calcio Como ha visto un suo giocatore indossare la maglia della Nazionale, mentre era in forza alla società di viale Sinigaglia. E' stato Pietro Vierchowod, meglio noto come il "russo" per via delle ascendenze paterne, a dare questa gioia ai comaschi esattamente il 6 gennaio 1981 in Uruguay nella partita pareggiata 1-1 con l'Olanda. Sempre lo stesso Vierchowod giocherà un'altra gara in Nazionale provenendo dal Como, e precisamente il 19 aprile a Udine contro la Germania Est nella partita conslusasi sullo 0-0.
Anche Marco Nicoletti rimpinguerà le sue presenze nelle Nazionali Giovanili dopo l'esordio, avvenuto il 13 febbraio 1980 contro la formazione Olimpica sovietica e persa dall'Italia per 2-1. Il suo bottino ammonterà a quattro gettoni di presenza. Insomma, un'annata positiva per il calcio comasco. Anche Gobbo colleziona una presenza nella giovanile il 18 aprile 1981 a Modena: vittoria per 1-0 sull'Austria, entrando nella ripresaa sostituire l'ala Mariani.

1981-82

Non è riuscita l'impresa di restare tra le "elette" per il terzo anno consecutivo. La partenza di Vierchowod si è fatta sentire soprattutto perché Tendi e l'austriaco Mirnegg (anche il Como ha voluto ingaggiare uno straniero, ma a differenza della maggior parte delle consorelle, ha optato per un difensore, anziché per un uomo-gol) l'hanno fatta rimpiangere.
Anche in prima linea l'annata-no di Marco Nicoletti ha pesato parecchio sul rendimento della squadra. marchioro ha lasciato Como dopo tre anni e mezzo di permanenza: aveva bisogno di cambiare aria, perché certe sue decisioni sull'impiego e l'acquisto di giocatori (vedi Calloni, ad esempio) sono apparse cervellotiche.
Un'annata che è stata la peggiore fra quelle giocate dal Como in "A", tuttavia il lancio di una nidiata di giovani e giovanissimi consentirà alla società di essere all'avanguardia fra i "cadetti".
E da Reggio Emilia ritornerà all'ovile Gianfranco matteoli, cui marchioro non aveva mai concesso eccessiva fiducia.

Su di lui verrà costruito il Como del futuro.

1982-83

Partito con programmi non certo ambiziosi, una serie di pareggi e con una sterilità piuttosto preoccupante, solo in parte colmata dall'arrivo di palese e Planca, il Como si è trovato a spareggiare con Catania e Cremonese, il ritorno in "A".
La risalita non è riuscita, però sono state gettate le basi per un pronto ritorno. Tarcisio burgnich, il tacirutno "roccia" della grande Inter, coi giovani ha lavorato benissimo, ha plasmato un gruppo forte ed omogeneo, che nella stagione seguente riporterà il Como tra le elette.
Questo è l'impegno assunto dal neo-presidente Benito Gattei, subentrato a Mario Beretta che aveva voluto con sè Sandro Vitali, un talent-scout davvero in gamba.
Il pubblico, nonostante la freddezza proverbiale dei comaschi, è accorso in buon numero alle partite e numerosi sorgono i Como Club.
Insomma, nonstante l'amarezza della sfumata promozione, che non era certo nei piani della vigilia, l'entusiasmo torna a rifiorire attorno alla squadra.
Buon segno!

1983-84

Nonostante le patenze di Galia, Fontolan, Soldà e Nicoletti, punti di forza nel "Como degli spareggi", con opportuni ritocchi la squadra comasca si rivela più competitiva e incasellando lo stesso numero di punti della precedente promozione (48 dell'annata 79-80) raggiunge la serie "A" in compagnia di Cremonese, compagna sfortunata negli spareggi, ed Atalanta, che con 49 punti si piazza al primo posto.
Gli arrivi di Centi, Albiero, Todesco e Gibellini si mostrano azzeccati e la squadra gioca un football piacevole e redditizio.
Balzata in vetta alla classifica alla 14a giornata, ne sarà scalzata alla 35a. Tarcisio Burgnich ha continuato nella strada della valorizzazione dei giovani e Mannini sarà il pezzo pregiato del "mercato". Finirà alla Sampdoria dove raggiungerà Roberto Galia che laveva preceduto di un anno.
In definitiva un bel Como che riporta in alto il vessillo lariano con l'intenzione di mantenerlo a lungo sul pennone della "A".

1984-85

E' stato un campionato "sofferto" ma alla fine il Como ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissato: valorizzazione dei giovani e permanenza in "A".
Ad un brillante girone di andata con 15 punti all'attivo ad una media di un punto a partita, ha fatto seguito un girone di ritorno all'insegna dell'affanno e della sfortuna, che sotto forma di squalifiche ed incidenti vari ha privato il Como dell'apporto costante della sua coppia di stranieri (non a caso le due più belle gare sono state giocate con Muller e Corneliusson alla 14a e 15a giornata) e l'ha costretto ad un finale incandescente quando la ricerca del punticino era vitale: vedi gli ultimi quattro pareggi nei 360' finali di campionato, ed anche qui si è visto un Hansi Muller a pieno (o quasi) regime.
La solidità difensiva casalinga (solo due reti incassate in 15 gare, primato a sedici eguagliato: Mila 1968-69) ha permesso di condividere con l'Inter l'inviolabilità del proprio campo da gioco.
A questa impermeabilità difensiva ha fatto riscontro la precarietà dell'attacco che con sole 17 reti all'attivo ha stabilito un record negatico del Como in "A" (18 reti, una in più di quelle segnate nella sfortunata annata 1981-82).
Il pubblico è accorso numeroso agli incotri di cartello, ma in altre circostanze ha disertato gli spalti, e quindi aumenta il passivo della società da sanare con la vendita dei giovani.
Da notare l'impresa del 13 gennaio con la vittoria in trasferta al "Meazza" sul Milan, piegato per la prima volta a domicilio.
Si ricomincia a settembre sperando di restare nuovamente in "A".

1985-86

Dopo il promettente avvio in Coppa Italia, la squadra aveva iniziato il campionato in sordina: l'attacco stentava a girare e la difesa, a sua volta, non era ingrado di tenere a lungo lo 0-0.
Per la grave situazione, nonostante il bagliore di Avellino, subito seguito dalla seconda sconfitta interna con l'Atalanta e dalla "sberla" di Pisa, i dirigenti lariani optavano per il cambio dell'allenatore e - come d'incanto - la squadra, con la politca dei piccoli passi, inanellava una serie positiva che la portava in zona salvezza.
Il gioco espresso nel finale dalla squadra portava alle vittorie sul campo dei granata torinesi, sul Lecce e sulla Roma, piazzando così il Como al 9° posto in classifica alle spalle degli squadroni metropolitani milanesi assai deludenti nell'annata.
E' stato un Como che ha ripagato la fiducia dei dirigenti e di Marchesi, subentrato a Clagluna dopo il decimo turno.
Il brillante piazzamento finale della squadra comasca, dopo la "cura Marchesi" ha indotto la Juventus a ingaggiare per la stagione successiva il tecnico milanese.
Se nella stagione passata si erano viste pochissime reti al "Sinigaglia" (10 in 15 gare), stavolta se ne sono registrate 24, un bel balzo in avanti.
Un piccolo primato stagionale il Como l'ha stabilito: con i giallorossi della Roma è la squadra che più ha segnato in trasferta, 19 reti, che per una provinciale sono un lusso.
Un altro fatto degno di nota è costituito dalla perfetta parità tra reti attive e passive: non si verificava dalla stagione 1949-50. C'è stat inolter una prima volta nell'espugnare i campi di Avellino e Torino.
Un'annata davvero eccezionale per il Calcio Como, grazie anche all'apporto di due stranieri: Dirceu e Corneliusson, all'altezza della situazione. Ma la sorpresa più gradita è stata l'esplosione del "bomber" giussanese Stefano Borgonovo che ha segnato 6 delle sue 10 reti in trasferta.

1986-87

Annata positiva anche questa: l'obiettivo della permanenza in "A" è stato nuovamente centrato: il piccolo scudetto comasco è arrivato puntuale e il 1987-88 registrerà l'11° campionato lariano nella massima serie.
L'aver terminato alla pari con Torino e Fiorentina, la dice lunga sul campionato del Como che ha frea l'altro conosciuto l'amarezza della prima sconfitta solo alla dodicesima giornata nella trasferta di Verona.
Il brillante girone di andata ha consentito al Como di superare la serie degli infortuni alle punte: infatti nel epriodo centrale del campionato erano assenti contemporaneamente: Borgonovo, Corneliusson, Giunta, mentre Butti entrato allora e con l'occasione del rilancio, è stato appiedato da un maligno contrasto di Edinho. Alla lunga lista degli infortunati si è aggiunto poi anche Didonè, quindi Mondonico ha dovuto fare di necessità virtù, e il peso delle gare è in massima parte ricaduto sulla difesa, che con 20 reti al passivo segue quella della primatista Inter con 17.
L'attacco purtroppo ha fatto quello che ha potuto e le 16 reti attive cosituiscono il minimo di reti segnate in "A" dal Como: un elogio va fatto al "biondo" Todesco che ottenendo le sue segnature in trasferta ha consentito si strappare due preziosissime vittorie.
La squadra "vanta" il minor numero di vittorie (solo 5: due in trasferta) ha fatto però suo il massimo dei pareggi: 16 (9 in casa e 7 fuori) e la politica del passettino corto, anziché quella del balzo, ha consentito a Centi e compagni si arrivare alla salvezza matematica con due giornate di anticipo.
Il che non è davvero poco!

1987-88

11° in serie A.

1988-89

18° in serie A; retrocessione in serie B.

1989-90

19° in serie B;.retrocessione in serie C1.

1990-91

3° serie C1 girone A, sconfitti dal Venezia (1-2) nello spareggio di Cesena.

1991-92

3° serie C1 girone A.

1992-93

6° serie C1 girone A; sconfitti in finale Coppa Italia Serie C dal Palermo (0-2, 1-1).

1993-94

2° in serie C1 - girone A, promossi in serie B dopo aver eliminato nei play-off il Mantova (2-1;0-0) e battuta la Spal in finale a Verona (2-1).

1994-95

19° in serie B; retrocessione in serie C1.

1995-96

3° in serie C1 - girone A; persa finale play-off a Modena con l'Empoli (0-1), dopo aver eliminato la Spal in semifinale (0-0, 6-3).

1996-97

11° in serie C1 - girone A; vincitore Coppa Italia di serie C con la Nocerina (0-2;4-0).

1997-98

11° in serie C1 - girone A.

1998-99

2° in serie C1 - girone A, eliminato in semifinale play-off dalla Pistoiese (0-1;1-1).

1999-00

10° in serie C1 - girone A.

2000-01

2° in serie C1, promossi in serie B dopo aver eliminato nei play-off lo Spezia (1-0;0-0) e battuto il Livorno in finale (0-0;1-0).

2001-02

1° in serie B,promosso in serie A.

2002-03

17° in serie A, retrocesso in serie B.

2003-04

24° in serie B; retrocessione in serie C1.

2004-05

18° in serie C1 - girone A, retrocesso in serie C2 dopo aver perso i play out contro il Novara (1-2;0-0).Fallisce il 22 dicembre 2004.

2005-06

4° in serie D - girone B, eliminato in semifinale play-off dalla Tritium (0-3 a tav.)
ammesso in serie D come Como Calcio s.r.l.

2006-07

5° in serie D - girone B, eliminato al secondo turno dei play off dall' USO CALCIO per 4 a 2 nei tempi supplementari (risultato al 90° 2 a 2 - primo incontro Alghero - Como 4 - 6 dopo i rigori).

2007-08

1° in serie D - girone B. Promosso in C2.
Vincitore della Coppa Italia di Serie D battendo in finale doppia la Colligiana per 2 a 0 in casa e pareggiando 1 a 1 in trasferta.
Nella poule scudetto eliminato al primo turno (minigirone) per la differenza reti.

2008-09

Promosso in Prima Divisione (ex C1).
Vincitore dei play off nella doppia finale contro l'Alessandria (2 - 1 a Como; 0 - 2 ad Alessandria).

2009-10

11° classificato in Prima Divisione girone A (ex C1). Salvezza.
Eliminato al 2° turno della fase ad eliminazione diretta della Coppa Italia di Lega Pro.

2010-11

9° classificato in Prima Divisione girone A(ex C1).
Eliminato al 2° turno di Coppa Italia. Eliminato al 1° turno della fase ad eliminazione diretta della Coppa Italia di Lega Pro.

2011-12

13° nel girone A di Lega Pro Prima Divisione.
Eliminato al 1° turno di Coppa Italia. Eliminato al 1° turno della fase ad eliminazione diretta della Coppa Italia di Lega Pro.

2012-13

12° nel girone A di Lega Pro Prima Divisione.
Secondo turno della fase ad eliminazione diretta della Coppa Italia Lega Pro.

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